Alchimie d’amore e di morte
Giovanni Buzi, Tabula Fati, 2007, pagg. 62, prezzo 5 euro.Racconti brevi e coinvolgenti, difficili da dimenticare. I particolari di paesaggi, di sensazioni e di azioni sono descritti con raffinatezza ed eleganza a completamento della trama narrata.
Storie senza età, miti che si intrecciano con sogni e incubi, rendendo ancora più vana la demarcazione tra essi, possibile, sembra, solo sul piano razionale. L’immaginazione che si fa parola: avventure straordinarie e metamorfosi di persone che seguono all’improvviso pulsioni e desideri capaci di stravolgere il senso della normalità. Il piano del reale che si incastra nelle conseguenze della fantasia: tutto, anche l’impensabile, può realizzarsi perché è realizzabile ciò che è pensabile.
Il primo racconto ha il sapore di antiche leggende di donne-vampiro: la cornice per la metamorfosi della giovane monaca è il convento su un’isola del lago di Bolsena. Il mostro che arde dentro la sua anima prende incredibilmente corpo ai primi raggi di luna per volare alla ricerca di uomini da cui succhiare il sangue. Racconto che sembra anticipare il tema del volo, ripreso anche in altre storie. Il volo come immagine nobile della libertà interiore, spesso costretta a rimanere inespressa e senza cittadinanza nelle sue sfaccettature e ambivalenze, forse difficili da cogliere e accettare. Nell’ultimo racconto, Icaro si sente sprofondare: “Vertigine. Infinito. Un brivido mi attraversa — lame d’acciaio!— la carne. Precipito senza appigli possibili... tant’aria da mancare il respiro, tant’azzurro da accecare! Precipito in uno spesso, denso quasi liquido profumo di immenso e di viole...”.
I lettori che come me amano i racconti brevi, in cui il piano del reale tende spesso a diluirsi nei sentieri imprevedibili della fantasia, saranno piacevolmente sorpresi dall’opera di Giovanni Buzi.